کتاب الفبای خانواده

اثر ناتالیا گینزبورگ از انتشارات کتاب خورشید - مترجم: فیروزه مهاجر-داستان تاریخی

In Lessico famigliare, il riaffiorare alla memoria di parole, espressioni, frasi e modi di dire sentiti tante volte in casa da Natalia Ginzburg, scandisce, con ironia e tenerezza, la storia della sua famiglia - i Levi - ebrei e antifascisti, nell’Italia tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del Novecento.

Versione integrale - Durata: 6h 35


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معرفی کتاب الفبای خانواده از نگاه کاربران
پر از اسامی مختلف ایتالیایی که بسیار گیج کننده بود و من رو یاد صد سال تنهایی انداخت به خاطر اسامی زیاد! این کتاب رو به سفارش یک دوست ایتالیایی خوندم و خب ایشون علاقه ی بسیاری به گینزبورگ داشت و تاکید می کرد که خیلی خوب سیر اتفاقات رو اشاره وار بیان کرده.قطعا برای یک ایتالیایی فضای کار ملموس تر هست تا سایر ملیت ها. نویسنده خیلی خیلی کم از خودش و زندگیش حرف زده بود با این که همسرش و خودش هم از فعالان سیاسی بودن و این برای من عجیب بود
ترجمه هم که بهتره من چیزی نگم. من ترجمه فیروزه مهاجر رو خوندم و اگر ترجمه ی دیگه ای از این کار هست پیشنهاد می کنم سراغ اون برید. با آشنایی متوسطی که به زبان ایتالیایی دارم می تونم بگم که خیلی بهتر میشد این کار رو ترجمه کرد. متن و فضای نااشنا با ترجمه ی نه چندان خوب واقعا سخت بود تمام کردنش ولی شد

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Non mi aspettavo che il lessico, preannunciato del titolo, fosse veramente una peculiarità di questa breve e bellissima opera. Il lessico famigliare della famiglia Levi genera una divertente e peculiare melodia ripetitiva, quasi un leit motiv per personaggio, che emerge sulle vicende del fascismo e delle leggi razziali. Dallinfanzia alla maturità della protagonista/autrice, e delle persone che facevano parte della sua vita.

Natalia è, forse, il personaggio che appare meno, perché a parlare sono soprattutto i suoi parenti, i suoi amici, le sue amiche, i suoi colleghi. Sempre brevissimi, fugaci accenni alla figura di Leone Ginzburg, morto troppo presto. Di guerra e di bombe si parla relativamente poco, ma si parla molto di fascismo, di Mussolini, quell@asino di Predappio@.

Ha tutto quello che una piccola cronaca famigliare debba avere. In più, a mio parere, lo straziante ritratto di un intellettuale come Cesare Pavese:
@Ascoltava, tuttavia, con vivo piacere. Aveva sempre, nei rapporti con noi suoi amici, un fondo ironico, e usava, noi suoi amici, commentarci e conoscerci con ironia; e questa ironia, che era forse tra le cose più belle che aveva, non sapeva mai portarla nelle cose che più gli stavano a cuore, non nei suoi rapporti con le donne di cui sinnamorava, e non nei suoi libri: a portava soltanto nellamicizia, perché lamicizia era, in lui, un sentimento naturale e in qualche modo sbadato, era cioè qualcosa a cui non dava uneccessiva importanza. Nellamore, e anche nello scrivere, si buttava con tale stato danimo di febbre e di calcolo, da non saperne mai ridere, e da non esser mai per intero se stesso: a volte, quando io ora penso a lui, la sua ironia è la cosa di lui che più ricordo e piango, perché non esiste più: non ce nè ombra nei suoi libri, e non è dato ritrovarla altrove che nel baleno di quel suo maligno sorriso.@

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AKA: Family Sayings, לקסיקון משפחתי.
Long after Ive finished it, it still lingers with me. The author tells about her family through their particular lexicon thats formed along the years through anecdotes, stories, reactions and weird expressions. In the beginning its amusing, and then, the second world war starts, and although she keeps using a light tone, the occurrences start weighing with their seriousness: persecution, illness, jail, deaths.
She has an expression her mother uses: @she doesnt give me a string@ (to pull from, I imagine.) And BTW, I am translating it from Hebrew, so maybe in the English translation its different. And she, the author, really doesnt-we dont even hear how she fell in love or came to get married, and suddenly she is. Then, positive developments as well as tragedies take place, and their effect on her is only hinted if at all, and yet, the reader feels the love and the pain. I felt crashed at one point, while the narrator was describing her routine.
Im not sure whats the secret for this book to role itself around your heart-it mystifies me. Love it!

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«Quanto a Pavese, commetteva altri errori per conto suo, ma non i medesimi, e incespicava su altre strade, dove camminava solo, con attitudine sprezzante e caparbia, e con animo dolente e mite. Pavese commetteva errori più gravi dei nostri. Perché i nostri errori erano generati da impulso, imprudenza, stupidità e candore; e invece gli errori di Pavese nascevano dalla prudenza, dal calcolo, e dall’intelligenza. Nulla è pericoloso come questa sorta di errori. Possono essere, come lo furono per lui, mortali; perché dalle strade che si sbagliano per astuzia, è difficile ritornare. Gli errori che si commettono per astuzia, ci avviluppano strettamente: l’astuzia mette in noi radici più ferme che non l’avventatezza o l’imprudenza: come sciogliersi da quei legami così tenaci, così stretti, così profondi? La prudenza, il calcolo, l’astuzia hanno il volto della ragione: il volto, la voce amara della ragione, che argomenta con i suoi argomenti infallibili, ai quali non c’è nulla da rispondere, non c’è che assentire.»

Dopo una prima parte un po’ accidentata (ho sempre un po’ di difficoltà con i racconti d’infanzia) , è stata una lettura piacevolissima: le pagine sull’antifascimo, il resoconto della fuga di Turati, il profilo di Leone Ginzburg e, e soprattutto, i passaggi su Pavese, sono imperdibili.

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Ogni famiglia si consolida su consuetudini fatte di gesti e parole proprie.
Un alfabeto privato che serve a riconoscersi e a condividere nel tempo ricordi intimi.
Questo è il racconto della famiglia di Natalia Ginzburg: i Levi di Torino.
Padre ebreo (non praticante), madre cattolica (non praticante), intellettuali borghesi e apertamente antifascisti.
La particolarità di questi ricordi è quella dellaprire le porte di casa non solo sullintimità domestica ma suno scorcio della Storia stessa.
A partire dallo stesso padre, Giuseppe Levi, figura emblematica del mondo della scienza.
Maestro dei tre futuri premi Nobel (Levi- Montalcini, Dulbecco e Luria), ottenne importanti risultati nella ricerca sui tessuti nervosi; fu, inoltre il primo a mettere in pratica la coltura in vitro.
I Levi, poi, entrarono legarono con personaggi come Turati (fu da loro ospitato prima della fuga allestero), Pajetta, Felice Balbo, Cesare Pavese, il pittore Casorati, Leone Ginziburg docente di letteratura russa e antifascista militante (che sposò Natalia e mori poi al Regina Coeli in seguito alle torture naziste), Luigi Einaudi presso il quale Natalia lavoro nella nascente casa editrice.

I ricordi sono così fatti di volti e legati ad un linguaggio che soprattutto i genitori infondono e tramandano. Col tempo la memoria sfuma i contorni di un viso, confonde date e dimentica eventi ritenuti di secondo piano ma basta una parola che non si pronunciava da tempo per risvegliare il passato e rinsaldare un legame.

@mio padre tuonava: Non fate malagrazie!
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: - Non leccate piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci!
Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire.

Le amiche di mia madre si chiamavano, nel linguaggio di mio padre, «le babe». Quando s’avvicinava l’ora di cena, dal suo studio, mio padre urlava a gran voce: Lidia! Lidia! Sono andate via tutte quelle babe? - Allora si vedeva l’ultima baba, sgomenta, scivolare nel corridoio e sgusciare via dalla porta; quelle giovani amiche di mia madre avevan tutte, di mio padre, una gran paura. A cena, mio padre diceva a mia madre: - Non ti sei stufata di babare? Non ti sei stufata di ciaciare?

Stanno sempre lì in un angolo a ciuciottare. Cosa sono tutti quei fufignezzi?
I fufignezzi erano, per mio padre, i segreti; e non tollerava veder la gente assorta a parlare, e non sapere cosa si dicevano.
- Parleranno di Proust, - gli diceva mia madre.



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Attraverso il lessico e i modi di dire propri della sua famiglia, Natalia Ginzburg ne ricostruisce la storia arricchendo la narrazione con espressioni e alcuni termini dialettali triestini che il padre era solito usare, e proprio attraverso questo particolare linguaggio ne tratteggia dettagliatamente personalità e abitudini. Veniamo così a conoscenza della vita dei Levi tra gli anni Trenta e Cinquanta del secolo scorso nei suoi aspetti più semplici e quotidiani, dalle gite in montagna, alle litigate tra fratelli, agli amici con cui amavano trascorrere le serate.
Oltre all’originalità del lessico dei Levi e alla descrizione di una Torino tanto familiare per chi ci abita, un aspetto in particolare ho trovato interessante e importante nel libro della Ginzburg: il contributo dato dalla scrittrice nel farci conoscere alcune celebri personalità, come Cesare Pavese, Filippo Turati, Adriano Olivetti per citarne alcuni, non soltanto attraverso ciò che hanno fatto in relazione al contesto storico e culturale in cui hanno vissuto (che può essere facilmente trovato su qualche libro di storia o letteratura), ma proprio attraverso le loro abitudini, espressioni e stati d’animo.
Un libro che rimane testimonianza importante di un periodo storico denso di avvenimenti: dagli anni del regime fascista passando per quelli della censura culturale e delle persecuzioni razziali, fino ad arrivare ad un dopoguerra di speranze deluse soprattutto per quelle famiglie italiane antifasciste che, come i Levi e lo stesso marito della scrittrice Leone Ginzburg, hanno vissuto le conseguenze dellaver scelto la resistenza.

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